La paranza dei Diplomandi

Scritto da ambrix on . Postato in Scuola Nessun Commento

La paranza dei diplomandi: diplomi sempre più ambiti per diventare insegnanti a tutti gli effetti. Ma non solo. Anche l’ormai inflazionato Sostegno è sempre più oggetto di desiderio in una società sull’orlo di una crisi di nervi.

I diplomi degli Istituti Tecnici e dei Professionali, permettono l’inserimento nelle graduatorie di istituto, consentono  cioè al diplomato di accedere ad un posto di  Insegnante Tecnico Pratico  (ITP). Le discipline interessate sono quelle cosiddette “di indirizzo”. Ogni ITP lavora in compresenza col docente titolare della cattedra in questione, svolge un numero di ore pari a quelle degli altri insegnanti e si occupa fondamentalmente della parte pratica del programma didattico, in genere la parte corrispondente a compiti di laboratorio. Tutti i diplomati di un Istituto Tecnico o anche Istituto Professionale, sono potenzialmente degli insegnanti. Ciò va a condire il concetto di paranza affiancato a quello di diplomandi.

Il numero dei  privatisti  negli ultimi anni è aumentato notevolmente. E’ in atto una chiara e motivata corsa al “diploma finito”, che fa registrare sempre più candidati esterni agli Esami di Stato conclusivi dei percorsi di studio di Tecnici e Professionali. Ciò, ovviamente, interessa sia le scuole statali che le paritarie. Una massa di giovani e meno giovani che implorano aiuto per soddisfare un bisogno di lavoro. Una richiesta alla quale è quasi impossibile rimanere insensibili e che è, invece, vera manna da gestire per tutte quelle realtà che traggono dalla sua esistenza la fonte di guadagno. Quello che sta avvenendo, fatte le sporadiche eccezioni, non potrà che avere effetti deleteri per la qualità dell’istruzione e sembra riproporre quanto avveniva anni fa nella corsa alla conquista del diploma di istituto magistrale le cui vicende sono  tuttora oggetto di un duro contenzioso e le cui conseguenze sono spesso sotto gli occhi di tutti. E ciò tira in ballo il Sostegno. 

Sintomatico un episodio che mi è capitato l’altro giorno. Entrando in un’edicola, la proprietaria si lamenta perchè, a suo avviso, in Italia si legge sempre meno o almeno lo si fa in altri modi (es. digitale) e, di conseguenza, anche i giornali non si vendono più come una volta. Dialogando, esclama: “Mia cugina l’hanno chiamata per il  Sostegno , quello si che è un bel posto!”, condendo il tutto con stipendio a fine mese, ferie e malattie pagate e aggiungendo: “Sai qualcosa sul concorso?”. In effetti, uno degli ultimi concorsi banditi dal MIUR, riguarda proprio questo profilo di insegnamento. Per chi non lo sapesse la figura dell’insegnante di sostegno, ossia un docente che deve essere di aiuto e sostegno didattico agli studenti ed alle studentesse che presentano disabilità certificate, ha assunto negli ultimi anni una dimensione di necessità crescente, una risorsa di cui v’è sempre più richiesta, anche per l’aumento di molteplici ed effettivi “bisogni educativi speciali”.

Ma dov’è l’intoppo? L’accesso al concorso, a coloro che hanno conseguito un diploma “finito”, è in controtendenza con quanto auspicato dai governi degli anni recenti. Si è tanto parlato dell’innalzamento dei livelli qualitativi della scuola italiana. In particolare, l’ultima grande riforma del sistema di istruzione italiano, al secolo “ La Buona Scuola “, nei suoi commi fa spesso riferimento alla qualità dell’insegnamento e al comma 126 introduce il  Bonus Merito , in cui uno dei parametri di valutazione del docente è proprio la qualità dei suoi insegnamenti. Ciò per fissare le idee. Sulla carta si prospetta una scuola di qualità. In pratica si delinea una scuola sempre più scadente e di scarsi livelli qualitativi. Urge un intervento che dia la giusta direzione al ruolo di insegnante. C’è un disperato bisogno di salvare il sistema scolastico italiano, che così continuando, rischia di diventare il bacino raccoglitore di “energie” sempre più inadeguate. 

E il Futuro? Una possibile soluzione potrebbe essere quella di introdurre la frequenza di un  Istituto Tecnico Superiore  (ITS) per gli aspiranti insegnanti tecnico pratici e limitare l’accesso ai corsi-concorsi per il Sostegno, solo a chi realmente ne ha le  competenze  adatte. Aiutare un allievo che presenta disabilità di vario tipo, è cosa non semplice e non alla portata di tutti, così come svolgere compiti di laboratorio in un qualsivoglia indirizzo di scuola. Pertanto l’attenzione deve essere focalizzata sulle reali competenze dei futuri insegnanti, deve concentrarsi su ciò che della qualità ne ha l’essenza e la sostanza. Il resto, è solo quantità.

Se vuoi approfondire, dopo aver letto La paranza dei Diplomandi puoi leggere un articolo sul Bonus Merito o sulla Buona Scuola.

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.

Per Richieste, Avvisi e Lasciti Ereditari

Disclaimer

I contenuti di questo Blog (testi, immagini, foto, etc.) sono di mia creazione, tranne nei casi dove espressamente indicato.